I NO che aiutano a crescere: una relazione equilibrata genitori-figli

I NO che aiutano a crescere: una relazione equilibrata genitori-figli

La relazione genitori-figli deve potersi fondare su una connessione emotiva e non può reggersi su dinamiche di forza-potere-resistenza, puntando ad affrontare ogni problema con atteggiamento proattivo e creativo, non rifugiandosi in regole rigide e disciplina. Una genitorialità salda non si deve tradurre in un atteggiamento impositivo, in un imporre un’ autorità che impedisce di collegarsi emotivamente al proprio bambino, diventando poco comprensivi ed empatici. Davanti a crisi di pianto, richieste insistenti e capricci, si vedono spesso genitori spiazzati, e molte volte, pensando di far bene, concedono ai figli tutto quello che vogliono. La pedagogia ci insegna che il non dire mai NO può avere conseguenze negative nella crescita dei bambini e concedere tutto ai figli non è educativo. Molto spesso fa più male un SI detto con superficialità che un No detto con autorevolezza.

Capricci e Rabbia

Non riuscire a dire un NO a un proprio figlio negli episodi di eccessi di rabbia, significa non educarlo alla gestione dell’aggressività e delle emozioni negative che in realtà rappresentano l’opportunità di sviluppare la capacità di far fronte alle situazioni avverse che nella crescita si presenteranno. L’adulto di riferimento deve condurre il bambino a farlo sentire meno provato dal peso della collera del momento e fare in modo che il piccolo si tranquillizzi. Con la vicinanza empatica il bambino fa l’esperienza che il genitore sta agendo per il suo bene. La consapevolezza che qualcuno è disposto a starci vicino in momenti fastidiosi per la nostra emotività, ci dà sicurezza e ci fa stare bene.

Tutto, Sempre, Subito

Un bambino sperimenta la sensazione che aspettare gli faccia male quando non ottiene subito quello che vuole. Puntare ad “allenare” il bambino a fare esperienza di un’attesa che si può ripetere anche più volte e che ha una durata sopportabile, facendogli acquisire fiducia nelle proprie capacità. Il bambino che non sa aspettare è in balia delle sue emozioni, che lo porteranno farlo sentire anche infelice. Porgli un limite lo aiuteranno a ridimensionare questi sentimenti.

Maleducazione? No grazie

Uno dei compiti che deve affrontare un bambino in crescita è imparare a stare insieme agli altri, imparare a comportarsi bene in compagnia. Un genitore che permette al figlio di essere sgarbato e poco rispettoso, accetta un lato violento e maleducato del figlio che a lungo andare comprometterà il suo benessere psicofisico. Le buone maniere e il rispetto delle convenzioni sociali non sono un fatto superficiale, ma insegnano al bambino a creare relazioni equilibrate con gli altri, mettendo le basi per la sua vita futura.

Giusy Papa