Bullismo e cyberbullismo: che cosa devono fare i genitori?

Bullismo e cyberbullismo: che cosa devono fare i genitori?

Ricordiamoci che per tanti ragazzi è impossibile raccontare ai genitori le umiliazioni subite, sia perché si vergognano, sia per paura che gli vengono tolti i social o che si mettono in atto condotte restrittive nei loro confronti. Il risultato è che rimangono in silenzio ed isolati. I genitori però sono quelli che per primi possono accorgersi che qualcosa non va, se mantengono sempre un dialogo aperto con i propri figli. Bisogna essere, nel rispetto del ruolo genitoriale, sempre disposti all’ascolto, non in via amicale, ma mostrandosi disponibili e autorevoli. Bisogna bilanciare libertà e restrizioni. Anche un po’ di conflittualità tra genitori e figli è sana. In ogni caso devono essere sempre aperti al dialogo e alla comunicazione: questo permette di comprendere quello che sta succedendo.

I genitori non possono lasciare ai figli carta bianca con lo smartphone in mano. Tanti non capiscono che il principio base è lo stesso per il virtuale e per il reale: devo sapere dove sei e con chi sei. È chiaro che non potrò mai conoscere nel dettaglio cosa mio figlio fa in quella determinata situazione, ma devo almeno sapere che tipo di social frequenta e come li usa. Questo non significa controllo rigido, significa essere accanto a loro. Personalmente ritengo che guardare di nascosto nei cellulari dei figli è inutile, serve invece concordare azioni e comportamenti. Per esempio posso dire: “Ok, ti do il cellulare, ma siccome la sim è intestata a me perché tu sei minorenne, le password le conosco anche io. Come genitore devo sapere quali siti frequenti. Non voglio controllarti, ma tu mi devi far vedere se c’è qualcosa che non va. E comunque sappi che puoi sempre fidarti di me”.

È vero che la società propone immagini e stili distorti, ma se i ragazzi hanno accanto a loro delle figure adulte con una struttura positiva, che li educano sapendo mettere dei confini, le cose possono migliorare. C’è da fare prima di tutto un gran lavoro coi genitori.

Il bullismo, come tante forme di instabilità e di violenza, è la conseguenza di una crisi etica complessiva. Esiste certamente una responsabilità individuale dell’adolescente che rompe gli argini, ma attraverso questi comportamenti esprime una sorta di grido di aiuto, una vulnerabilità che è tipica dell’età adolescenziale.

Di fondamentale importanza è la collaborazione tra famiglia e scuola. I genitori dovrebbero interfacciarsi con i docenti dei propri figli. La scuola, per nostra fortuna, non è soltanto quella che emerge da tanti casi negativi. Sono fatti drammatici, estremi ed è giusto che si accendano le luci dei riflettori della cronaca. Tuttavia ci sono anche tante vittorie silenziose di cui nessuno parla e questo è ingiusto. Il ragazzo perso fa notizia. Quello salvato sembra invisibile. Ogni giorno accadono tanti fatti positivi nelle aule scolastiche, dove ci sono professori straordinari che svolgono ottimamente il loro mestiere. C’è il bene e bisogna evidenziarlo, mostrare la verità quotidiana.

A un ragazzo che in classe si accorge che qualcosa non va direi: “parla subito con un adulto, un insegnante, un fratello maggiore, un genitore. Quando vedi qualcosa che non va non rimanere inerte, prova a cercare aiuto o semplicemente ascolto e confronto”.

Tutta la comunità educante è chiamata a informare ed essere pronta a intervenire anche cercando di prevenire casi del genere. Presentando casi positivi di ragazzi che hanno affrontato in precedenza le stesse battaglie e, ad oggi, possono condividere la loro esperienza.

Dott. Ettore Coppola